IL VANGELO DELLA DOMENICA

Riflessione a Cura di Mons. Erminio Villa

30 aprile 2023

IV DOMENICA DI PASQUA (A)

VANGELO Gv 10, 11-18
Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai farisei: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore. Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore. Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».

  1. A Dio l’uomo importa

Dall’espressione di Gesù: «al mercenario non gli importa delle pecore» si intuisce ciò che sorregge la mia/nostra fede.

A ciascuno di noi ripete: tu sei importante per me. Questa è la nostra fede!

È per questo che il pastore dà la vita: la sua vita per la mia vita.

E lo ripete a ciascuno: mi importano i passeri, ma voi valete più di molti passeri; mi importano anche i gigli del campo, ma tu sei molto di più di tutti i gigli dei campi.

«Io sono il Pastore buono» è il titolo più disarmato e disarmante che Gesù abbia dato a se stesso.

Eppure questa immagine non ha nulla di debole o remissivo: è il pastore forte che si erge contro i lupi, che ha il coraggio di non fuggire; è il pastore bello nel suo impeto generoso; è il pastore vero che ha a cuore cose importanti. Il gesto specifico del pastore buono è dare la vita!

Qui affiora il filo d’oro che lega insieme tutta intera l’opera di Dio: il lavoro di Dio è da sempre e per sempre offrire vita. Con queste parole Gesù non intende per prima cosa la sua morte in croce, perché se il Pastore muore le pecore sono abbandonate e il lupo rapisce, uccide, vince.

Dare la vita è inteso nel senso della vite che dà linfa ai tralci; del grembo di donna che dà vita al bambino; dell’acqua che dà vita alla steppa arida.

  1. Il pastore offre la vita

Offro la vita significa: Vi do il mio modo di amare e di lottare. Solo con un supplemento di vita, la sua, potremo battere coloro che amano la morte, i lupi di oggi.

Anche noi, discepoli che vogliono come lui sperare e costruire, dare vita e liberare, siamo chiamati ad assumere il ruolo di ‘pastore buono’, cioè forte, bello, vero, di un pur minimo gregge che ci è consegnato: famiglia, amici, coloro che si affidano a noi.

Nel vivere quotidiano, ‘dare la vità significa per prima cosa dare del nostro tempo, la cosa più rara e preziosa che abbiamo, essere tutto per l’altro, in ascolto attento, non distratti, occhi negli occhi.

Questo è dirgli: tu mi importi. Tu sei il solo pastore che per i cieli ci fa camminare, Tu il Pastore bello. E tu sai che dire a qualcuno «tu sei bello» è come dirgli «io ti amo» .

Con la formula solenne delle rivelazioni, Gesù afferma: Io sono il buon pastore. Per farci capire cosa intende per «buono», per 5 volte usa il verbo offrire: ciò che il pastore offre è la vita, è questo il filo rosso dell’intera opera di Dio.

  1. Il pastore bello
    La bellezza del pastore, il suo fascino stanno in questo slancio vitale inarrestabile, nella gioia di vedere la vita fiorire in tutte le sue forme.

Io do la vita: offrire la vita non significa per prima cosa morire, perché se il pastore muore le pecore sono abbandonate e il lupo rapisce, uccide, vince.

Dare la vita qui è inteso nel senso primo, come hanno compreso gli apostoli: della vite che dà linfa al tralcio (Giovanni); dell’ulivo innestato che trasmette potenza buona al ramo selvatico (Paolo); di uno che essendo l’autore della vita (Pietro), la scrive, in questo momento, sulle tavole di carne che sono io.

Linfa divina che ci fa vivere, nostro pane che ci fa quotidianamente dipendenti dal cielo. Le mani di Dio: mani di pastore contro i lupi, mani impigliate nel folto della vita, mani che proteggono la fiammella smorta, mani sugli occhi del cieco, mani che scrivono nella polvere e non scagliano pietre, mai, mani trafitte offerte a Tommaso.

don Erminio

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