IL VANGELO DELLA DOMENICA

Riflessione a Cura di Mons. Erminio Villa

7 settembre 2025

II DOMENICA DOPO IL MARTIRIO (C)

VANGELO Mt 21, 28-32
Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».

 

  1. Le aspettative deluse

Nella prima lettura (Isaia 5,1-7) e nel Vangelo (Mt 21, 28-32) domina l’immagine della vigna: essa è metafora che rimanda all’amorosa attenzione di Dio per il suo popolo, verso cui nutre aspettative che vanno deluse. La profezia di Isaia è – di fatto – una critica contro l’ingiustizia sociale dell’VIII sec. a.C..

Già prima di lui il profeta Amos aveva insistito duramente e fortemente sul tema dell’ingiustizia. Anche nel passato remoto del vicino Oriente, essere giusto e far osservare la giustizia era dovere del re. Ad esempio, nel codice di Hammurabi di Babilonia (ca. 1800 a.C.) e nei testi di Ugarit (ca. 1300 a.C.).

Ci soffermiamo su un versetto della profezia che ha il sapore della requisitoria forense, laddove parla delle aspettative di Dio, e della risposta del popolo.

Anzitutto notiamo il gioco di parole: “egli (Dio) aspettava giustizia (mispat) ed ecco spargimento di sangue (mispah), attendeva rettitudine (sedaqah) ed ecco grida di oppressi (seaqah)”.Chi sono le vittime? Gli anawim: l’orfano, il povero, la vedova.

Isaia poi aggiunge gli innocenti e il popolo di Dio. La lista possiamo allungarla noi con le nuove povertà nate dall’ingiustizia umana. Le radici del male sono individuate in Isaia in atteggiamenti di avidità sfrenata, manifestazione dell’orgoglio umano che si erge contro Dio; soprattutto corruzione di chi gestisce il potere politico, economico e religioso (vedi Isaia 1).

Tuttavia, se questo è il senso del brano, non dobbiamo commettere l’errore di pensare subito ad altri, a chi detiene il potere reale. Isaia parla a noi. La prima forma di mancanza di giustizia è alla portata di tutti. Comincia con l’indifferenza verso la sorella e il fratello in umanità.

Nella storia i popoli della terra hanno creduto di poter raggiungere grandezza, benessere e potenza attraverso l’oppressione, l’ingiustizia, la guerra. E purtroppo lo si può dire anche dei popoli che hanno accettato la fede in Gesù.

 

  1. I bravi operai nella vigna del Signore

Il brano evangelico riprende il tema della vigna, che a questo punto diventa non più il solo popolo di Israele, bensì tutta l’umanità. La domanda che emerge dal testo è chiara: chi fa veramente la volontà di Dio (il Padre, il padrone della vigna che amorevolmente cura)?

Ecco la risposta di Gesù “Non chi dice Signore, Signore entrerà nel Regno dei Cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli” (Matteo 7,21).

Pensiamo a tutte quelle persone che dicono di avere fede in Dio, che invocano Gesù, Maria e i Santi nel momento del bisogno, ma non s’interessano mai della vigna del Signore, dell’annuncio evangelico, della cura della comunità che nasce dall’eucarestia.

Quanto realmente ci mettiamo in gioco, nel nostro vissuto quotidiano per produrre frutti buoni, rendendo nostro Padre orgoglioso di noi? Ringraziiamo il Signore se ci ha messo davanti tanti uomini e donne cristiani che ci hanno edificato, hanno irrobustito la nostra fede con il loro esempio.

La maggior parte sono fedeli laici. E le prostitute e i pubblicani che ci passano davanti nel Regno? Ovviamente non è la “professione” che li rende cari al Signore. Essi sono quelli che al tempo di Gesù l’hanno accolto, sono simbolo di tutte le persone che hanno percorso o stanno percorrendo vie sbagliate nella vita, e hanno trovato in Gesù qualcuno che dice loro: coraggio, Dio ti perdona, Dio ha stima di te, puoi cambiare vita.

Dunque anziché giudicare malamente gli altri, che vivono reali devianze morali, distinguiamo il peccato dal peccatore, e da bravi operai nella vigna del Padre, nella nostra vigna (siamo figli, siamo parte dell’umanità), procuriamoci di facilitare, propiziare il riscatto di tante vite nell’incontro con Gesù. Tocca a noi fare da ponte, non solo a parole, ma con coraggio creativo e fattivo…

 

don Erminio

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