IL VANGELO DELLA DOMENICA

Riflessione a Cura di Mons. Erminio Villa

28 settembre 2025

V DOMENICA DOPO IL MARTIRIO (C)

VANGELO Lc 6, 27-38
Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «A voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro. E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro. Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori amano quelli che li amano. E se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell’Altissimo, perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi. Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio».

 

  1. La giustizia, fondamento della convivenza umana

La prima Lettura (Isaia 56,1-7) annuncia la fine dell’esilio Babilonese al popolo ebraico. Mantenersi liberi e diventare un popolo coeso implica l’osservanza della giustizia condizione per l’accoglienza di quella divina.

Una comunità civile o religiosa che sia è giusta quando non ci sono miseri, afflitti, prigionieri, schiavi, cuori spezzati. Dio vuole fare di Israele, dell’umanità una società nuova, solidale e sana, senza corruzione e violenza.

La giustizia umana vive questo come un’utopia, ma il compimento di un ordine giusto è nel progetto di Dio, prima o poi si compirà.

Il testo enuncia anche le paure di alcune categorie di persone: lo straniero che ha aderito al Signore e gli eunuchi: essi temono di non essere accolti come parte integrante del popolo e nella ricostruzione di Gerusalemme.

La Legge ebraica (Torà) era chiara. In base al libro del Deuteronomio (5° testo della Torà) gli stranieri e gli eunuchi erano considerati impuri e quindi esclusi dalla comunità del Signore.

L’ebraico ha tre parole per descrivere lo straniero: il forestiero che dimora stabilmente in Israele (originariamente schiavi), il non-ebreo che è di passaggio in Israele, ma vuole pregare Dio nel Tempio (a questo allude il nostro testo) e lo straniero come il nemico (Ammoniti, Moabiti ecc.).

Ricordiamo l’ira di Gesù, perché il cortile del Tempio adibito alla preghiera dei pagani era riempito di bancarelle. Gli eunuchi erano anche gli sposati sterili, considerati maledetti perché non generavano eredi che portassero nel futuro il nome della famiglia e la benedizione di Dio. Gesù dirà che alcuni si fanno eunuchi per il Regno, per l’annuncio evangelico.

Il brano dunque, anticipa in modo stupefacente quanto san Paolo proclamerà nella Lettera ai cristiani della Galazia: “Non c’è più giudeo, né greco. Non c’è più né schiavo né libero. Non c’è più né uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù” (3,28).

Il cristianesimo è inclusivo non esclusivo (da escludere), punta al bene comune sociale e soprannaturale di tutti. Non crea solchi, ma ponti! Gesù disse giorno: “Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel Regno dei Cieli” (Matteo 5, 20).

 

  1. La giustizia, segno della presenza del Regno di Dio

Il brano evangelico (Luca 6 27-38), ci propone uno spaccato della giustizia che il Regno dei cieli esige dal cristiano. Testualmente abbiamo tre piccole strofe concluse da un ritornello.

Anzitutto, l’amore verso i propri nemici (27-31). Non ci è chiesto di provare sentimenti amorevoli verso chi ci insulta, schiaffeggia, pratica ingiustizia verso di noi con violenza, rapina, raggiro fraudolento. Ci è chiesto di non adottare la stessa logica, nella certezza che solo giustizia e carità sono le vie che ci umanizzano.

Non dunque l’egoismo, bensì la solidarietà, la creatività nell’aprire nuove vie di dialogo, l’attenzione alle necessità degli altri non debbono atrofizzarsi nella vita del credente.

Interessante il monito non amare soltanto quelli che ci amano, a non chiuderci semplicemente nella cerchia dei nostri affetti più stretti. Amore disinteressato e gratuito (32-35): amare, fare del bene, dare in prestito. L’amore non può essere interessato. Così saremo “figli dell’Altissimo” (35).

Perdono e generosità (36-38): il primo passo del perdono (che non significa dimenticare) è l’empatia. All’interno della comunità cristiana occorrono spazi di empatia e perdono reciproco, per creare rapporti nuovi fondati sul non giudicare, cioè non condannare, dare credito all’altro circa la possibilità di cambiare, soprattutto se pentito o ha pagato i suoi debiti con la legge.

Siamo chiamati ad essere ‘generosi’ (non solo col denaro) con gli altri se vorremo che Dio sia ‘generoso’ con noi, alla fine della nostra vita, donandoci gratuitamente beni incommensurabili, come l’amore che tutto avvolge e brucia il male.

 

don Erminio

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