IL VANGELO DELLA DOMENICA

Riflessione a Cura di Mons. Erminio Villa

23 novembre 2022

II DI AVVENTO (A)

VANGELO Lc 3, 1-18
Lettura del Vangelo secondo Luca

Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetrarca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetrarca dell’Iturea e della Traconìtide, e Lisània tetrarca dell’Abilene, sotto i sommi sacerdoti Anna e Caifa, la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto. Egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati, com’è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaia: «Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri! Ogni burrone sarà riempito, ogni monte e ogni colle sarà abbassato; le vie tortuose diverranno diritte e quelle impervie, spianate. Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!». Alle folle che andavano a farsi battezzare da lui, Giovanni diceva: «Razza di vipere, chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente? Fate dunque frutti degni della conversione e non cominciate a dire fra voi: “Abbiamo Abramo per padre!”. Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. Anzi, già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco». Le folle lo interrogavano: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare faccia altrettanto». Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?». Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato». Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe». Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile». Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo.

 

Quante cose opprimono la nostra esistenza: dagli avvenimenti esterni che spesso ci lasciano attoniti, agli errori personali che gravano sulla coscienza, facendo insorgere devastanti sensi di colpa.

La liturgia di oggi ci dice che non tutto è perduto, che la speranza non muore, che è possibile restituire ariosità, perfino gioia alla nostra vita.

  1. Un destino buono ci attende

L’inno del profeta Baruc (4, 36-5,9) lancia questo invito a tutti coloro che si sentono come in esilio, stranieri in una società che non comprendono più e talvolta anche stranieri a se stessi.

La decisione di Dio è irrevocabile: un destino buono ci attende.

Nessun percorso invalicabile (alte montagne) o di abissi profondi (valli) può fermare la paterna mano di Dio.

  1. La familiarità con le Scritture

Forti di questa convinzione, accogliamo l’invito di San Paolo nella seconda lettura (Lettera ai Romani 15,1-3) a non abbandonare la consuetudine con le Scritture, perché da lì vengono stimoli alla perseveranza e motivi di consolazione, per non perdere la speranza di un riscatto per la nostra vita.

Sostegno alle fragilità che incontriamo, accoglienza reciproca pur nella diversità dei caratteri, delle vedute e delle personalità, sono motivate dall’agire stesso di Cristo nei nostri confronti.

  1. L’appello alla conversione

Nel Vangelo secondo Luca (3,1-18) Giovanni Battista annuncia l’imminenza del Regno di Dio,  cioè dell’arrivo del Cristo atteso da Israele. Egli porterà una novità assoluta rispetto al profeta: il suo battesimo non sarà solo simbolico, come quello del Battista stesso, bensì apportatore di un dono inestimabile: lo Spirito Santo.

Se questo è il dono di Dio, occorre, per accoglierlo, la giusta disposizione dell’uomo. Il termine che ben la specifica è conversione.

Nel linguaggio biblico indica cambio di rotta della propria vita, cambio di mentalità, di visione di se stessi, degli altri e del mondo.

Per ben spiegare questo appello alla conversione, Giovanni offre prima un paradigma generale che riprende il tema del ‘livellare’ monti e valli enunciato dal profeta Baruc e, di seguito, esemplifica citando alcune categorie di persone.

A costoro raccomanda che vi sia equità e cura per chi è indigente; di seguito un ammonimento contro la corruzione; da ultimo il rispetto della legalità, l’invito a non approfittare della propria posizione sociale per trarne illecito beneficio a svantaggio di altri.

Come possiamo vedere siamo ancora nel solco degli antichi profeti che, con il loro grido antiidolatrico, ammonivano il popolo ed i potenti richiamando l’importanza agli occhi di Dio, di quella che noi oggi chiamiamo giustizia sociale. Giovanni specifica  che con l’arrivo di Cristo si passerà dal puro richiamo alla giustizia, alla forza dello Spirito Santo per vivere l’amore reciproco.

don Erminio

 

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