IL VANGELO DELLA DOMENICA

Riflessione a Cura di Mons. Erminio Villa

30 novembre 2025

III DI AVVENTO (A)

VANGELO Mt 11, 2-15
Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo. Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!». Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: “Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via”. In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui. Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono. Tutti i Profeti e la Legge infatti hanno profetato fino a Giovanni. E, se volete comprendere, è lui quell’Elia che deve venire. Chi ha orecchi, ascolti!».

 

Più volte abbiamo detto che quanto accade ai nostri giorni ci fa sentire insicuri nei nostri stessi luoghi di vita, nelle nostre relazioni.

La notizia negativa corre veloce, inarrestabile e flagella la nostra mente. C’è bisogno di aria, di respiro, di orizzonti sereni.

  1. Ragioni di fiducia e di coraggio

Così dal profondo dei secoli, ancora oggi, ci parla la profezia di Isaia (cap. 35,1-10). Le immagini narrano del trionfo della vita e della fecondità, nel luogo dell’aridità e della morte per eccellenza: il deserto.

Irrompe la gioia, che l’autore descrive con diversi sinonimi: rallegrarsi, esultare, gioia, giubilo.

Verbi e parole sepolte sotto la polvere, il grigiore di una vita assediata dal timore delle malattie virali, dalla guerra alle porte, dal possibile disastro ecologico, già pagato a caro prezzo dai poveri del mondo.

Il rischio è quello di una vecchiaia precoce: mani fiacche e ginocchia vacillanti, della perdita di speranza, a favore di un cinismo arido: tutto è uguale, non c’è giustizia e senso nel mondo, nel nostro mondo, fin che la và, la và.

Isaia ci scuote da questo letale torpore: coraggio! Il motivo è la vicinanza del Signore e della sua “vendetta” (termine che nell’ebraico biblico indica non una violenta ritorsione, bensì il ripristino della giustizia), nonché la presenza tra noi di tanti uomini e donne di grande umanità e fede. Sì, ve ne sono ancora e non pochi.

Ai discepoli del Signore è chiesto di infondere fiducia e coraggio.

L’abbondanza d’acqua sigilla la fine dell’aridità interiore, dello squallore di vite perdute.

A tutti è data la possibilità di un riscatto, di camminare su una nuova via laddove nessuno pensava.

Un via sicura, libera da belve che insidiano la vita e fanno tremare il cuore.

Essa sarà impedita solo agli idolatri (impuri) e agli stolti (coloro che seguono il ventre).

  1. Portare luce dove è buio

Tristezza e pianto scompariranno, poiché, come scrive San Paolo nella seconda lettura (Rom 11, 25-36): 

i doni e la chiamata del Signore sono irrevocabili”. Non lasciamoci affliggere dallo spirito del tempo, che ci rende dubbiosi e scettici,

lasciamo invece che lo Spirito ci sospinga su sentieri luminosi, al fine di portare luce in tante vite che brancolano nel buio.

  1. I segni del Regno in mezzo a noi

E proprio di Giovanni, chiuso da Erode Antipa nel buio di un carcere, viene assalito dai dubbi. Gesù è davvero uno strano Messia.

Dopo aver tanto parlato di lui, averlo indicato come Messia ai suoi discepoli, ora, Giovanni è inquieto: “sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?”.

Sono prigioniero, attendo la morte, ho forse buttato la mia vita?

La risposta di Gesù non è retorica; punto per punto elenca le opere che egli compie, speculari a quanto aveva detto del Messia il profeta Isaia.

Ciechi, sordi e zoppi, interdetti dal culto, emarginati socialmente, privati di una vita normale, poveri feriti dall’indifferenza dei potenti, diventano categorie privilegiate per essere sanate.

Perfino laddove l’uomo dispera: la morte, anche lì, in Cristo, non è detta l’ultima parola.

L’importante è non scandalizzarci di Gesù, della sua apparente fragilità in questo mondo, del peso della lunga attesa del suo ritorno.

Giovanni il Battista è davvero un grande, ma Gesù lo è più di lui.

Giovanni ci esorta a cambiare vita, a convertirci. Gesù lo rende possibile.

don Erminio

 

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