IL VANGELO DELLA DOMENICA

Riflessione a Cura di Mons. Erminio Villa

7 dicembre 2025

IV DI AVVENTO (A)

VANGELO Mt 21, 1-9
Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo. Quando furono vicini a Gerusalemme e giunsero presso Bètfage, verso il monte degli Ulivi, il Signore Gesù mandò due discepoli, dicendo loro: «Andate nel villaggio di fronte a voi e subito troverete un’asina, legata, e con essa un puledro. Slegateli e conduceteli da me. E se qualcuno vi dirà qualcosa, rispondete: “Il Signore ne ha bisogno, ma li rimanderà indietro subito”». Ora questo avvenne perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta: «Dite alla figlia di Sion: Ecco, a te viene il tuo re, mite, seduto su un’asina e su un puledro, figlio di una bestia da soma». I discepoli andarono e fecero quello che aveva ordinato loro Gesù: condussero l’asina e il puledro, misero su di essi i mantelli ed egli vi si pose a sedere. La folla, numerosissima, stese i propri mantelli sulla strada, mentre altri tagliavano rami dagli alberi e li stendevano sulla strada. La folla che lo precedeva e quella che lo seguiva, gridava: «Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nel più alto dei cieli!».

 Un annuncio di speranza

Apre la liturgia della Parola l’inizio della seconda parte dell’opera che prende il nome dal profeta Isaia (40,1-11). 

E’ il libro della “consolazione”, come chiaramente indica il primo versetto: “consolate, consolate il mio popolo – dice il vostro Dio –“.

L’invito è a parlare al cuore del popolo rinfrancandolo, perché l’esilio è finito, si torna a casa.

La via del ritorno si apre dove nessuno avrebbe mai pensato: nel deserto.

I preparativi per il ritorno richiedono un intervento umano che renda accessibile a tutti la strada indicata dal Signore. Come fare questo?

La prima indicazione è che ognuno raduni le sue cose, si prepari per il viaggio.

Fuor di metafora, l’invito è ad ognuno di noi affinché diamo ordine alla nostra vita (monti da spianare, valli da riempire, terreno da dissodare, pendii ripidi trasformati in vallate);

affinché accettiamo con pazienza i limiti che la vita ci impone, frenando l’arroganza di chi pensa di essere immortale, poiché solo la Parola di Dio rimane in eterno.

Secondo Isaia è necessario che i credenti alzino la voce, non in forma di protesta, bensì per recare “liete notizie”.

Quanto c’è bisogno di questo, di ottimismo, di speranza credibile! Non tutto è male, non tutto è violenza e corruzione nel nostro mondo.

V’è ancora tanta luce che trapela da sguardi e gesti di chi ci circonda.

Il male è banale, si impone ogni giorno alla nostra attenzione, il bene opera in profondità, è meno visibile, ma più efficace.

L’ultima indicazione ci viene dall’agire di Dio stesso, descritto dal profeta con il verbo “radunare”.

Sì, Dio radunerà il suo popolo. E’ questo un invito a ricostruire trame comunitarie, in una società frammentata, dove ci si apparta volentieri, dove si costruiscono relazioni virtuali, dietro lo schermo dei nostri computer.

La vera relazione è fatta di sguardi, abbracci, dialoghi, incontri. Diamo voce dunque alla voglia di comunità, che sola può restituirci la giusta misura del vivere umano.

 

  1. L’accoglienza del Signore

La lettera agli Ebrei (10, 5-9a) ci ricorda che il dono più grande che Dio si attende da noi non è fatto di offerte e sacrifici. E’ il dono di sé, è il fare nel quotidiano la sua volontà che Dio si aspetta da noi.

Tutto ciò non richiede particolari sforzi o grandi imprese, ma semplice accoglienza nella nostra vita del Signore Gesù.

 

  1. I ‘costi’ della sequela di Gesù

Non solo quando le cose vanno bene, in tempi e momenti religiosi a forte intensità emotiva (ingresso trionfale del Signore in Gerusalemme Matteo 21,1-9), ma soprattutto quando seguire Gesù implica metterci la faccia, pagare sulla propria pelle.

Accogliamo dunque la sapienza, la saggezza del vivere, che questo tempo di Avvento dischiude.

Accettiamo il limite che la vita in sé e il nostro vivere in società richiedono, mettiamo in ordine la nostra vita alla luce della retta ragione e della Parola di Dio (scrigno di sapienza), trasformiamo le sedie in panchine, togliendo rigidità al nostro pensiero e agire, diamo voce alle buone notizie.

Filone, filosofo del I secolo, diceva che il saggio è colui che cammina sul crinale della vita, guardando sia il versante buio, sia quello luminoso.

don Erminio

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