
Riflessione a Cura di Mons. Erminio Villa
14 dicembre 2025
V DI AVVENTO (A)
VANGELO Gv 1, 6-8. 15-18
Lettura del Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo. Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. Giovanni proclama: «Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me». Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia. Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato.
- Il precursore del Messia
L’intreccio di due profezie (Michea 5,1; Malachia 3,1-5a.6-7b) apre la liturgia della Parola.
Le affermazioni di Michea circa Betlemme, città di Davide, collocano la venuta del Messia all’interno della discendenza di questo re, a cui Dio aveva promesso un discendente salvatore del popolo (cfr. 2 Samuele 7).
Ma – specifica il profeta – le sue origini sono più antiche, radicate nel mistero di Dio stesso, potremmo dire.
L’arrivo di una figura di tale portata sarà preparato da un precursore. Per gli ebrei, ancora oggi, è il profeta Elia,
per noi cristiani è Giovanni il Battista. Il compito di Elia sarà di annunciare l’arrivo di colui che riporterà tutto il mondo ebraico all’osservanza della legge, a partire da coloro che ne sono i primi cultori: i leviti.
- Cristo non rinnega la legge, ma le dà compimento
Nella seconda lettura (Lettera di san Paolo ai cristiani della Galazia 3,23-28), San Paolo spiega bene come anche per noi la Torà sia importante, ma solo come ‘pedagogo’, educatore che ci indica il male che non dobbiamo fare.
Cristo invece, che non abolisce, ma compie la legge, ci spalanca le porte di un’umanità nuova, dove non ci sono diseguaglianze tra uomo e donna, giudeo o greco, schiavo e libero. Tutti siamo figli di Dio, da lui amati.
- Servono testimoni credenti e credibili
L’evangelista Giovanni (1, 6-8.15-18), nella parte finale del prologo al suo Vangelo ci presenta Giovanni il Battista non tanto come precursore di Gesù, quanto come testimone di lui.
Per gli ebrei la luce, dono di Dio, era la Torà, ora è Cristo stesso che opera secondo ‘grazia e verità’.
I due termini ‘hesed we’ emet’, nell’Antico Testamento indicano il comportamento di Dio.
‘Hesed’, grazia significa amore condiscendente, duraturo, gratuito. ‘Emet’ (verità) significa solidità, fedeltà.
I due termini insieme definiscono l’amore incrollabile di Dio, la sua alleanza che non subisce ritorni, la sua solidarietà ostinata e fedele, più ostinata delle infedeltà dell’uomo. La gloria apparsa in Cristo è tutto questo.
In un’epoca di incredulità, dove il 47% degli adolescenti si dichiara ateo, perché Dio non l’ha mai visto,
Gesù dichiara che lui è il volto del Padre, il suo esegeta, perché lui l’ha visto.
Addirittura, si descrive come un bimbo teneramente custodito in grembo al Padre.
La grande domanda è come mostrare oggi al mondo il volto del Padre? Urgono testimoni credenti e credibili.
Urgono stili e relazioni che favoriscano inclusione, fiducia, solidarietà, motivate dalla forza dirompente del Vangelo, che ancora parla all’uomo di oggi.
Urge una riforma della Chiesa, non semplicemente con aperture alle istanze mondane,
quanto nel riconoscere che il problema vero è ritrovare ‘l’amore di un tempo’ (cfr, Apocalisse 3,4), cioè una spiritualità che generi una fede robusta e testimoniante.
Un semplice maquillage alla vetusta istituzione ecclesiale, non ne muterebbe le sorti nel nostro occidente.
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don Erminio

