IL VANGELO DELLA DOMENICA

Riflessione a Cura di Mons. Erminio Villa

1 marzo 2026

II DOMENICA DI QUARESIMA (A)VANGELO Gv 4, 5-42
Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. Il Signore Gesù giunse a una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: “Io non ho marito”. Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te». In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». Uscirono dalla città e andavano da lui. Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Voi non dite forse: “Ancora quattro mesi e poi viene la mietitura”? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica». Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».

 

  1. L’arte di trarre dal male un bene

Dopo il racconto delle tentazioni nel deserto, eccoci in Samaria, regione mediana in Israele (tra la Galilea al Nord e la Giudea al sud).

Terra considerata eretica per l’ebraismo, terra di missione per Gesù. Siamo a Sicar, un villaggio il cui nome è traduzione del nome 

dell’antica Sichem, a un chilometro dal pozzo di Giacobbe, nel terreno che aveva donato a suo figlio Giuseppe.

Questa localizzazione non è solo geografica, ma bene introduce il brano della Samaritana. Giuseppe è colui che perdonò i fratelli, 

che seppe trasformare un male in un bene. Egli lesse la sua sventura iniziale, causata dai fratelli all’interno del piano di Dio

per salvare il suo popolo: “Se voi avevate pensato male contro di me, Dio ha pensato di faro servire a un bene, 

per compiere quello che oggi si avvera: far vivere un popolo numeroso” (Genesi 50,20).

Dio sa trarre vantaggio dal male per farne l’occasione di grazie più grandi. Questo è il contesto del brano.

Il suo fine ultimo è proclamare che Dio non adora in un luogo specifico (monte Garizim per i samaritani, Gerusalemme per i Giudei), 

ma in spirito e verità. Il pozzo, nella simbologia biblica e universale del tempo, rimanda al tem del fidanzamento e delle nozze 

(Rebecca e Isacco, Rachele e Giacobbe, Mosè e Zippora).

 

  1. Il vero senso dell’amore

L’acqua è il primo mezzo per placare il bisogno elementare della sete. Ma la sete esprime anche il desiderio del corpo, 

e l’acqua la sua soddisfazione. In tal senso l’incontro di Gesù con la samaritana nasce nel segno dell’ambiguità.

Anche per questo la donna saggia il terreno e polemizza con Gesù. Ma il desiderio di Gesù è ben altro:

restituire alla donna ferita da cinque esperienze affettive fallite, il vero senso dell’amore, mediante l’incontro con colui che ne è la fonte.

Vinti i pregiudizi, riportato il colloquio su un piano personale, il cuore della donna è toccato; qualcuno offre alla sua vita spezzata 

una possibilità di riscatto, e se questo vale per lei, vale per tutti: corre al villaggio. Diventa così una delle prime missionarie di Gesù.

 

  1. La missione dei credenti

Forse tanta nostra tiepidezza nell’annunciare il Vangelo di Gesù, il bene che ha fatto e fa alla nostra vita, è perché questo incontro 

non è stato per noi risolutivo, altre voci ci seducono, ci lasciano dubbiosi.

Forse non abbiamo mai avuto il coraggio di lasciare la brocca le nostre sicurezze di ogni giorno, la nostra routine quotidiana,

per farci missionari presso altri, a cominciare dalla nostra famiglia.

E’ interessante notare come la Samaritana non si esibisca in discorsi teorici, bensì narri semplicemente il bene che ha fatto a lei questo incontro.

Adorare Dio in spirito e verità è dunque il compito che il Vangelo di oggi ci lascia. Far questo significa entrare nella nostra interiorità,

guidati dalla Parola di Dio, letta nella tradizione della Chiesa, lasciando che essa ci purifichi da ogni scusa, impedimento e pretestuosità

che spesso accampiamo per giustificare la nostra ignavia.

Solo facendo verità in noi stessi, ammettendo i nostri limiti, facendo emergere il buono e il bello che è in noi e negli altri,

le nostre ferite interiori, soprattutto quelle affettive saranno sanate e il nostro peccato perdonato.

don Erminio

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