
Riflessione a Cura di Mons. Erminio Villa
19 aprile 2026
III PASQUA DI PASQUA (A)
VANGELO Gv 1, 29-34
Lettura del Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo. Giovanni, vedendo il Signore Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele». Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».
- Il Battista testimone di Gesù
Siamo nei cinquanta giorni di Pasqua, tempo in cui domina il tema della testimonianza animata dallo Spirito Santo.
La liturgia della Parola dà voce a Giovanni il Battista, il testimone per eccellenza della presenza del Signore in mezzo a noi: è una figura forte, presenza autorevole e profetica, con tutte le caratteristiche del leader, eppure si sminuisce.
Giovanni decentra da sé l’attenzione e la ricentra su Gesù. Tutti i Vangeli narrano di questo movimento a ritroso del Battezzatore.
Il motivo è semplice, gruppi di suoi discepoli non si staccarono mai da lu e probabilmente si fusero con una setta di origine giudaica: i Mandei, le cui credenze e istituzioni esistono tuttora, e nelle cui scritture Gesù appare come un impostore, il messia della menzogna, mentre Giovanni il Battista sarebbe il vero profeta in senso assoluto.
- L’opera dello Spirito Santo
Ad uno di questi gruppi devoti al figlio di Zaccaria ed Elisabetta appartengono le persone che Paolo incontra ad Efeso, di cui parla la prima lettura. Essi però alla parola dell’apostolo si convertono e ricevono il battesimo cristiano.
Interessante e attuale la risposta che danno alla domanda di Paolo se avessero o meno ricevuto il dono dello Spirito Santo:
“Non abbiamo nemmeno sentito dire che esista uno Spirito Santo” (Atti degli Apostoli 19,1b-7).
Effettivamente questa espressione vale anche per l’oggi.
Lo Spirito Santo appare come uno sconosciuto a fronte dei più noti (si fa per dire), Padre e Figlio.
Uno degli ambiti in cui lo Spirito preferenzialmente si manifesta è quello della relazione, infatti, chi lo accoglie parla lingue nuove e profetizza.
Tradotto: il loro stile comunicativo non contiene ambiguità, il linguaggio non è mai violento, né aggressivo, anche se franco seppur temperato dal registro della misericordia e dell’amore.
Gli amici dello Spirito Santo sanno cogliere l’essenziale, il bisogno profondo dell’uomo di senso e di felicità e considerano il resto accessorio.
In questo sta la loro profezia, seppur catapultati in un mondo cacofonico, che satura l’infosfera di messaggi fatui e spesso ammiccanti a lato oscuro dell’esistere.
- La professione di fede in Gesù
Nel Vangelo (Giovanni 1,29-34), Giovanni il Battista fa una triplice professione di fede in Gesù, definito come l’agnello di Dio che toglie il peccato del mondo, colui sul quale lo Spirito Santo abita in permanenza e il Figlio di Dio.
La prima affermazione ci è nota, in quanto introduce il momento della comunione eucaristica.
Definire Gesù come agnello rimanda ad antiche tradizioni del Primo Testamento: dal sacrificio dell’agnello pasquale
(Gesù muore quando nel Tempio si sacrificano gli agnelli per la festa di Pasqua) che fa memoria dell’uscita dall’Egitto (cfr Es 12,1-28), al canto del servo sofferente di JHWH, che va al macello come un agnello (Is 53,7).
Che cosa significa che questo agnello porta via il peccato del mondo? Che cos’è questo peccato?
Gesù non ci ha salvati dalla morte, ma nella morte, dando la sua vita in piena solidarietà con tutti i giusti della storia, soccombendo ai malvagi ma non alla loro malvagità. Il peccato del mondo è il rifiuto dell’amore espresso in Gesù, è il disprezzo per l’altro, per il creato, è la scelta del buio e non della luce, è l’antica violenza di Caino che uccide il fratello.
Il messaggio cristiano narra invece di una fraternità possibile, che sola può riscattare il mondo e dare speranza.
Gesù ha inaugurato e reso possibile tutto questo; sta a noi seguirlo o meno, nell’intreccio tra la nostra libertà e il suo Spirito.
—
don Erminio

