
Riflessione a Cura di Mons. Erminio Villa
3 maggio 2026
V PASQUA DI PASQUA (A)
VANGELO Gv 14, 21-24
Lettura del Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai discepoli: «Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui». Gli disse Giuda, non l’Iscariota: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi, e non al mondo?». Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato».
- L’apertura ai pagani
Gli Atti degli Apostoli (10,1-5.24.34-36.44-48a), narrano di un passaggio importante nella vita della primitiva comunità cristiana: l’apertura del Vangelo al mondo pagano. L’episodio riguarda la figura di un centurione romano definito religioso, timorato di Dio e generoso nelle elemosine ai poveri.
Questa miscela esplosiva fa deflagrare e crollare il muro di separazione tra giudei e pagani, rispetto all’accoglienza del Vangelo.
Pietro, che era titubante a riguardo di un’apertura ai pagani, prende atto dell’opera di Dio, il Dio che non fa preferenze di persone,purché lo amino (temano) e pratichino la giustizia.
Notiamo, in questo centurione, l’equilibrio tra la dimensione religiosa e quella civile tra la fede e la vita.
Già Paolo VI nel 1975 denunciava la scollatura tra fede e stili di vita, approcci culturali.
Questo lo si nota non solo nella vita dei singoli, ma anche nella politica, nei grandi luoghi decisionali.
- Testimonianza dei valori evangelici
La domanda si pone: come posso testimoniare la mia fede, dove vivo, senza esibizionismi, nel rispetto di tutti,ma con una chiara identità e fermezza sui valori evangelici e più schiettamente umani, la giustizia in primis?
Anche Paolo, nella seconda lettura (Filippesi 2,12-16), insiste sullo stile del cristiano nel contesto di una “generazione malvagia e perversa”.
Lungi dall’arrendersi, il credente, pur nella consapevolezza di quanto lo circonda continua ad operare secondo giustizia e carità, resistendo ad ogni forma di male, tenacemente abbarbicato alla promessa di Dio.
Da soli però non si va da nessuna parte, per questo è importante che le nostre comunità, come quella primitiva, non siano circondate da siepi, da muri, creati da coloro che già le abitano, ma si rinnovino continuamente.
Una Parrocchia muore quando non sa essere attrattiva, quando le stesse persone gestiscono tutto, senza accogliere altri, per timore di perdere quanto hanno.
- L’amore del prossimo per amore di Dio
Noi vogliamo certamente che Dio ci ami e spesso facciamo coincidere questa percezione con lo scorrere buono della nostra vita.
A tal fine spesso si elevano le nostre preghiere. Il Vangelo di oggi (Giovanni 14,21-24) ci dice ha anche Dio vuole essere amatoe la cartina di tornasole che indica la verità di questo nostro amore a Lui è l’osservanza o meno della sua Parola, cioè di quanto Gesù è stato, ha fatto e ha detto.
Nella sua prima lettera, San Giovanni ci ricorda che non si può dire di amare Dio che non si vede, se non amiamo il fratello che vediamo.
Questo amore non implica il sentimento positivo verso chi ci ha offeso, vessato e umiliato, quanto l’agire virtuoso e misericordioso, motivato dall’amore a Dio, dalla fiducia nell’affidabilità della sua promessa:
“Se uno mi ama… il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui”.
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don Erminio

