
Riflessione a Cura di Mons. Erminio Villa
24 maggio 2026
PENTECOSTE (A)
VANGELO Gv 14, 15-20
Lettura del Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi».
Il vento e il fuoco
Sono due immagini che dicono dinamicità, irruzione che scompiglia gli schemi stantii che invita alla creatività; metafore che dicono calore, colore e forza, coraggio di innovare, di aprire nuovi percorsi, bandendo scoraggiamento e pensieri cupi.
Questo fa lo Spirito di Dio: apre a nuove, inedite, coraggiose forme di comunicazione e relazione.
Laddove il pensiero e il linguaggio dividono, lo Spirito spinge per la convergenz in vista del bene comune ecclesiale e civile.
In filigrana, dietro il brano degli Atti degli Apostoli, che abbiamo ascoltato, sta l’episodio di Genesi 11,la torre di Babele, dove gli uomini vogliono togliere di mezzo Dio erigendosi ad unica divinità.
È il moderno mito del superuomo, meglio reso dal termine oltreuomo, preconizzato dal filosofo Nietzsche che, a fine ‘800, proclamava la morte di Dio, cioè la caduta di ogni senso della realtà in tutti i suoi aspetti, anche in quello religioso.
Un uomo solo con se stesso, nudo come il primo Adamo, di fronte alla tragicità della vita, da affrontare con consapevolezza del nulla che la abita.
Non è così per chi è amico dallo Spirito di Dio, per costoro la realtà ha un sensoe rimanda ad un futuro promettente, sostenendo così la fatica del vivere il quotidiano.
Il senso ultimo e definitivo ha un nome: Gesù Cristo e l’incontro con lui da senso al nascere, al vivere, al morire.
- Il bene comune
E’ interessante notare come la fiamma non scende compatta sui 12 apostoli, ma si divide in fiammelle, una per ciascuno.
Fuor di metafora questo significa, come spiega bene la seconda lettura, che ognuno di noi ha doni particolari, carismi in linguaggio ecclesiale, che è chiamato a mettere in gioco per il bene comune, e mai per esclusivo interesse personale,a discapito di altri, fosse per questioni di prestigio, di accumulo di beni o quant’altro.
Non ci si salva mai da soli: Papa Francesco più volte ci ha ricordato che noi siamo ‘interconnessi’, non solo sul web ma anche e soprattutto nella vita.
L’azione spesso nascosta ma reale delle Parrocchie promuovono questa cultura virtuosa.
L’unica nota stonata, a livello nazionale, è il calo della presenza giovanile in molte di queste realtà.
Gli anziani spesso non vengono sostituiti e il calo di partecipazione volontaria è evidente… Su questo si dovrebbe investire maggiormente.
- Il Consolatore
Per definire, se così si può dire, il ruolo dello Spirito Santo, Gesù usa, nel Vangelo odierno,il termine greco ‘Paraclito’, ‘Advocatus’ in latino, cioè ‘Colui che è chiamato presso’.
Molte traduzioni italiche usano il termine ‘Consolatore’. Il suo compito è starci vicino quando perdiamo la stima di noi stessi,quando il buio avvolge la nostra mente, quando il dolore diventa insopportabile,quando i sensi di colpa ci opprimono, quando definirci cristiani suscita la derisione di molti.
Lo Spirito ci ricorda che noi siamo preziosi che è possibile cambiare, rilanciarsi, ricostruirsi,che se anche il tuo cuore ti rimprovera, Dio è più grande del tuo cuore.
—
don Erminio

