IL VANGELO DELLA DOMENICA

Riflessione a Cura di Mons. Erminio Villa

31 maggio 2026

TRINITA’ (A)

VANGELO Gv 16, 12-15
Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

 Il nome di Dio

La storia di Dio è decisamente intrecciata con il popolo di Israele a partire da Abramo stesso, che lo chiamava El Shaddai, il Dio della montagna, con un’astrazione diremmo: l’Altissimo.

E’ con Mosè che il popolo eletto passa ad un monoteismo elettivo: il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe ha scelto noi, ora sta a noi scegliere lui. Tutti gli dei di quel tempo hanno un nome e Mosè già angosciato per la pericolosa missione affidatagli presso il Faraone, chiede a Dio il suo nome.

Nell’antico Medio Oriente il nome indicava la realtà profonda di chi lo possedeva,  nelle Scritture è l’uomo (in qualità di vice re di Dio) a dare il nome a tutte le creature e alla donna stessa, ma l’Onnipotente sfugge a questa logica e risponde a Mosè non con un nome, bensì con una promessaio sarò con te, come lo sono stato con i Patriarchi che ti hanno preceduto (Abramo, Isacco e Giacobbe).

Questo avviene sul Sinai, con la folgorante immagine del roveto ardente (Esodo 3,1-15).

  1. Trinità nell’unità

A dare nuova interpretazione del rigido monoteismo ebraico è Gesù stesso, annunciando la paternità di Dio e la consolazione e la forza che avrebbero donato lo Spirito Santo ai testimoni del Vangelo.

Gli farà eco san Paolo che spesso narra, nelle sue lettere, del mistero del Dio trino e unico. Saranno poi i Concili del IV secolo d.C. a sancire il dogm che ancora oggi professiamo nel Credo durante la celebrazione eucaristica: tre Persone in una sola sostanza, quella divina.

Che cosa cambia per noi se Dio è uno e unico (Ebraismo e Islam o è e si manifesta in tre Persone?

 

  1. Dio è relazione

Molto! Il nostro Dio non è un monolite lontano, è invece relazione, capace di fare spazio a una misteriosama reale alterità nel profondo del suo essere stesso. Egli non è rimasto chiuso in se stesso,ma si è aperto a noi nella forma dell’amore creativo.

Ora, se noi siamo fatti “a immagine e come somiglianza di Dio” significa che noi, come lui, siamo fatti per la relazione,non per l’autoreferenzialità. Tradotto, significa che quando ci concentriamo su noi stessi,nell’indifferenza ai destini altrui, noi ci condanniamo all’infelicità. Al contrario, quando facciamo ‘spazio’ e ‘tempo’ 

agli altri, come Dio fa in sé e con noi, già pregustiamo ciò che in pienezza sarà al compimento dei tempi,ed introduciamo nella logica mondana spiragli di speranza, motivi di ottimismo:c’è ancora molto di buono nel mondo, facciamolo emergere.

don Erminio

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