Il Vangelo della Domenica

30 agosto 2020

Riflessione a Cura di Mons. Erminio Villa

 I DOMENICA DOPO IL MARTIRIO DI GIOVANNI BATTISTA (A)

VANGELO Lc 9, 7-11
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Il tetrarca Erode sentì parlare di tutti questi avvenimenti e non sapeva che cosa pensare, perché alcuni dicevano: «Giovanni è risorto dai morti»,

altri: «È apparso Elia», e altri ancora: «È risorto uno degli antichi profeti». Ma Erode diceva: «Giovanni, l’ho fatto decapitare io; chi è dunque costui, del quale sento dire queste cose?». E cercava di vederlo. Al loro ritorno, gli apostoli raccontarono a Gesù tutto quello che avevano fatto. Allora li prese con sé e si ritirò in disparte, verso una città chiamata Betsàida. Ma le folle vennero a saperlo e lo seguirono. Egli le accolse e prese a parlare loro del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure.

  1. “Non sapeva cosa pensare”

La Parola di Dio si incentra sul martirio di Giovanni Battista. In modo particolare il re Erode Antipa è alle prese con una domanda che lo tormenta: Chi è costui, del quale sento dire queste cose?”. Luca commenta questo dato con due notazioni. Il tetrarca Erode anzitutto “non sapeva cosa pensare” e inoltre “cercava di vederlo”. Uno smarrimento simile l’aveva già provato suo padre, Erode il Grande, quando dei Magi erano venuti a Gerusalemme alla ricerca di Gesù bambino, re dei Giudei, per adorarlo. Lui che era il re non ne sapeva proprio nulla. Dopo aver fatto consultare la Scrittura, li aveva inviati a Betlemme, chiedendo loro di informarlo, se mai l’avessero trovato.

Giovanni Battista, come Gesù, è uno che, per il solo fatto che esiste, spiazza, confonde i potenti, perché rappresenta una figura, una personalità che esce dagli schemi di chi si crede potente: non risponde alle loro attese, sconvolge le loro previsioni. Così, agli Erodi di tutti i tempi non resta che cercare di annientare e uccidere tutti quegli innocenti che potrebbero indebolire il loro potere e offuscare la loro immagine.

Giovanni Battista sarà decapitato in carcere; Gesù, invece, sarà crocifisso. A noi deriva almeno una lezione dalla confusione di Erode: imparare ad accogliere l’altro come un mistero che non ci appartiene, del quale non possiamo fare quello che ci pare; sapendo frenare in gola la miriade di giudizi precipitosi e pregiudizi temerari che facilmente ci prendono. Soprattutto nei confronti di chi ci vive accanto o che, per tante ragioni, è venuto tra noi, superando invidie, diffidenze e paura; esercitando l’arte del rispetto, sino a poter accedere alla soglia della stima dell’altro, chiunque esso sia.

  1. “Chi è dunque costui?”

Erode ci insegna anche a rientrare in noi stessi, prima di proferire parole inutili e ingiuste, cioè ad avere il coraggio di pensare. Luca dedica almeno tre versetti per farci intuire lo stato d’animo di quest’uomo… sembra di risentire alcuni passaggi delle risposte che alcuni discepoli avevano dato a Gesù quando aveva loro domandato: “Le folle chi dicono che io sia?” (Lc 9,18-24). Subito s’erano messi ad elencare i diversi e fantasiosi pareri della gente. Gesù li aveva ascoltati e subito era andato all’attacco: Ma tu cosa dici di me? Chi sono Io per te?

C’è un momento nella vita, ed è questo, nel quale devi pure avere il coraggio di dire come la pensi, uscendo da certe ambiguità e facendo uno sforzo che ti si muove dentro, perché non puoi più nasconderti dietro qualcuno, non puoi più scomparire nella massa (“fan tutti così!”). C’è una scelta che ti aspetta. O ti decidi per Lui mettendoci la faccia o per difendere i tuoi peccati avrai sempre una scusa per far ricadere tutto sugli altri. Come Giovanni Battista inquietava Erode, così ora Gesù è diventato la nostra inquietudine.

  1. “Allora li prese con sé e si ritirò in disparte”

Il Vangelo non intende sprofondarci nella paura. Luca, dopo averci parlato delle perplessità di Erode, ci regala una scena di pace. Perché lo smarrimento che possono generare figure come Giovanni Battista e Gesù, una volta che ti sei messo dalla loro parte, hanno come conseguenza il dono di una grande pace, di una singolare serenità. Se dopo aver accolto Gesù ci rendiamo conto che la nostra vita è cambiata e stravolta, mentre anche la stanchezza ci prende, lui comprende il nostro bisogno di riposo.

Il Vangelo non è anzitutto sinonimo di sacrifici ad oltranza, ma risponde al nostro desiderio di felicità e di pienezza. Esercitandoci nella mitezza e nell’umiltà di Gesù, anche le croci più pesanti si possono affrontare. Lui è il primo cireneo della storia, camminandoci accanto ci sorregge sempre, prendendoci per mano.

don Erminio [ Santuario dell’Addolorata – Rho ]

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