IL VANGELO DELLA DOMENICA

Riflessione a Cura di Mons. Erminio Villa

DOMENICA DOPO L’OTTAVA DI NATALE (C)

2 gennaio 2022

VANGELO Lc 4, 14-22
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Il Signore Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode. Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere.

Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto: «Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare l’anno di grazia del Signore». Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato». Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca.

  1. La missione di Gesù

Luca ci racconta la scena delle origini, scena da stampare nel cuore. Lo fa quasi al rallentatore, per farci comprendere l’estrema importanza di questo momento. «Gesù arrotola il volume, lo consegna, si siede. Tutti gli occhi sono fissi su di lui».

Risuonano le prime parole ufficiali di Gesù, «oggi la parola di Isaia diventa carne»: si chiudono i libri e si apre la vita. Dalla carta scritta al respiro vivo. Dall’antico profeta a un rabbi che non impone ma toglie i pesi, non dà precetti, ma libertà.

L’umanità è tutta in quattro aggettivi: povera, prigioniera, cieca, oppressa. Sono i quattro nomi dell’uomo. Adamo è diventato così, per questo Dio diventa Adamo. Con quattro obiettivi: portare gioia, libertà, occhi nuovi, liberazione. E poi con un quinto perché spalanca il cielo, delinea uno dei tratti più belli del volto di Dio: «proclamare l’anno di grazia del Signore», un anno, un secolo, mille anni, una storia intera fatta solo di benevolenza, perché Dio non solo è buono, ma incondizionatamente buono.

  1. Primi destinatari: i poveri

Sono loro i principi del Regno, e Dio sta alla loro ombra. È importante: nel Vangelo ricorre più spesso la parola poveri, che non la parola peccatori. La Buona Notizia non è una morale più esigente o più elastica, ma Dio che si china come madre sul figlio che soffre, come ricchezza per il povero, come occhi per il cieco, come libertà da tutte le prigioni, come incremento d’umano.

Dio non mette come scopo della storia se stesso, ma l’uomo; il Regno che Gesù annuncia non è un Dio che riprende il potere su una umanità ribelle e la riconduce all’ubbidienza, per essere servito, ma il Regno è un uomo gioioso, libero da maschere e da paure, dall’occhio luminoso e penetrante, incamminato nel sole.

Un sublime capovolgimento. Dio dimentica se stesso, non di sé si ricorda, ma di noi: non offre libertà in cambio di ossequio, ama per primo, ama in perdita, ama senza contraccambio.

  1. La missione dei cristiani

La parola chiave del programma di Gesù è libertà, ripetuta due volte. Come mi libera Cristo? «Cristo è dentro di me come una energia implacabile, fintanto che tutto il nostro essere non diventa luminoso; dentro di me come germe in via di raggiungere la maturazione; come un sogno di pienezza di vita, indomabile e attivo, come un desiderio di libertà» (Giovanni Vannucci); come un lievito mite e possente che trasforma il mio pianto in danza, il mio sacco in veste di gioia.

Anche oggi ci sono i poveri, gli sfruttati, i prigionieri, in una misura ancora superiore al passato, nonostante il cosiddetto “progresso” delle nostre società. Gesù è messia anche oggi, anche oggi è l’atteso dalle genti, anche se non ne sono consapevoli. I cristiani che conoscono l’amore di Dio, comprendono di avere la vocazione di essere ministri di questo amore e artefici della liberazione dei più deboli.

Tale compito si deve svolgere alla stessa maniera, con lo stesso metodo di Gesù: parole e azioni. Parola per denunciare il male e annunciare l’amore di Dio. Azioni, perché l’azione di Gesù, che sulla croce ha donato se stesso, si rinnovi nel servizio concreto che i cristiani rendono ai fratelli.

La fraternità con gli uomini, la ricerca di una giustizia sempre più vera che lenisca i dolori dei poveri, non sono atteggiamenti facoltativi per i cristiani. Una fede che si disinteressa della sofferenza degli ultimi, non corrisponde a quella desiderata da Gesù.

La messa domenicale deve sempre rinnovarci nelle nostre convinzioni di giustizia e solidarietà, in modo che vediamo le cose come le vede Dio e non restiamo con le mani in mano.

don Erminio

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