
Riflessione a Cura di Mons. Erminio Villa
17 maggio 2026
ASCENSIONE (A)
VANGELO Lc 24, 36b-53
Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. Il Signore Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro. Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto». Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio.
Racchiusa nel numero quaranta, che biblicamente definisce un tempo di attesa di un evento rilevante, ci raggiunge oggi la solennità liturgica dell’Ascensione del Signore. Le pagine più significative in tal senso appartengono all’opera di San Luca:
Atti degli Apostoli 1,6-13a e Vangelo 24,36b-53.
- L’incomprensione
E’ proprio vero, si può stare con Gesù per lungo tempo senza averlo conosciuto realmente, senza aver ascoltato nel profondo la sua parola, senza farne tesoro. Così capita a “quelli che erano con lui”, i quali domandano al Signore risortoquando avrebbe ridato splendore al regno di Israele. Le attese messianiche intramondane sono dure a morire.
Il cielo è così lontano, così ignoto e in fondo, sulla terra, non si sta poi così male.
La novità della resurrezione è piegata ad esigenze terrene Gesù serve per la salute, il lavoro, il nostro benessere.
Se non da questo, allora che importa a noi del cielo? Gesù è lapidario, non spetta a noi sapere quando Dio interverrà a riscattare definitivamente l’umanità, anche se ciò è certo.
Gli Angeli che hanno cantato il Gloria per l’incarnazione del Figlio di Dio, sono gli stessi che lacereranno il cielo con l’allelujah del suo ritorno.
Ora però è tempo di testimonianza, tempo in cui interpellare la libertà umana, affinché accolga il messaggio di salvezza, alzando gli occhi al cielo, seppur con i piedi ben piantati per terra.
- La testimonianza
L’errore di molti cristiani è il volontarismo, l’attivismo anche in ambito ecclesiale, come se tutto dipendesse da noi.
E così ci si espone al dramma degli insuccessi e dello scoraggiamento di fronte a risultati avversi.
Il vissuto cristiano non è frutto di uno sforzo, bensì di abbandono alla potenza dello Spirito Santo, che stando al Vangelo odierno, offre la forza di compiere un gesto assai difficile perdonarci e offrire il perdono.
Tradotto, significa che la vita può ricominciare, che, per dirla con Gesù a Nicodemo, si può rinascere anche quando si e vecchi, sfiduciati, depressi, scoraggiati.
- Il cielo
La tripartizione spaziale: cielo, terra e inferi è vecchia quasi come il mondo. Il cielo, dimora di sconosciuti universi, con il loro misterioso fascino, appare come il ‘luogo’ adatto per significare la dimora di Dio stesso.
In realtà, dire che Gesù ascende al cielo significa affermare che egli ritorna in una realtà di relazioni piene, appaganti, compiute, potremmo dire armoniche, come armoniche appaiono le danze degli astri.
Questo è ciò che attende anche noi, con questo corpo, segnato dagli eventi della vita, ma mirabilmente destinato a ricomporsi in unità a noi ignota, “spirituale” dice san Paolo, dove l’aggettivo non elimina il tratto corporeo.
È Gesù stesso a indicarcelo apparendo come un viandante, come un pescatore, come un giardiniere ed anche con il corpo glorioso,seppur segnato dalle torture subite.
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don Erminio

