LA RISPOSTA CRISTIANA AL CORONAVIRUS

a cura di Fulvio Pedretti

Le S. Messe sospese per evitare il contagio da coronavirus, la liturgia del Mercoledì delle ceneri rinviata nella maggior parte delle diocesi del Nord, le attività pastorali e catechistiche congelate fino a nuove disposizioni ci inducono a ipotizzare percorsi di fede meno consueti ma che possono aiutare a riscoprire buone prassi di spiritualità come la preghiera personale e in famiglia, il senso di prossimità e di comunione, il ringraziamento e la lode.

L’arcivescovo emerito di Milano Angelo Scola, in un’intervista questa settimana, ha parlato della diffusione del coronavirus (SARS-CoV-2) in Italia e di tutte le conseguenze che la paura del contagio ha suscitato nella popolazione. La ricerca di un nemico a cui addossare le colpe e l’avvelenamento dei rapporti sociali sono reazioni naturali di chi vive nella paura, per Scola, secondo cui «è un po’ quanto accade oggi anche rispetto alle migrazioni. Il diverso fa paura».

Scola ha paragonato quanto sta accadendo con il coronavirus a quanto accaduto in passato con altre malattie molto contagiose, come polmonite e tubercolosi, e ha lodato i provvedimenti adottati dalla Diocesi di Milano, che ha deciso in via precauzionale di sospendere tutte le messe.

È da cristiani pensare che dietro il coronavirus vi sarebbero dei castighi divini?

«È una visione scorretta – dice Scola. Dio vuole il nostro bene, ci ama e ci è vicino. Il rapporto con lui è da persona a persona, è un rapporto di libertà. Certo, conosce e prevede gli avvenimenti, ma non li determina. Quando gli chiedono se le diciotto persone morte sotto il crollo della torre di Siloe abbiano particolari colpe, Gesù smonta la questione: “No, io vi dico, non erano più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme”. Per i cristiani Dio comunica attraverso le circostanze ed i rapporti. Anche da questa circostanza potrà emergere un bene per noi. Fra i tanti insegnamenti la necessità di imparare a stare nella paura portandola a un livello razionale».

La Chiesa al tempo del coronavirus non chiude le porte per la paura – anche perché tutte le chiese rimangono comunque aperte – ma coglie l’occasione provvidenziale per riattingere dal suo millenario patrimonio tesori di devozione e di pratiche oranti forse un po’ trascurati. Sono gli obiettivi dei vescovi delle diocesi più colpite dal contagio, ma non solo, che in questi giorni invitano i fedeli a momenti di riflessione e di preghiera, anche in assenza di liturgie partecipate.

Attenzioni concrete e precise indicazioni pastorali che, nella logica di comunione che sottolinea l’impegno di non cedere al disorientamento in questo momento difficile, appaiono ben riassunte anche dalla preghiera dell’Arcivescovo di Milano, Mario Delpini: «Invoco la benedizione di Dio su questa nostra terra e su tutte le terre del pianeta. Invoco la benedizione di Dio per tutti: la benedizione di Dio – spiega l’Arcivescovo ambrosiano – non è una assicurazione sulla vita, non è una parola magica che mette al riparo dai problemi e dai pericoli. La benedizione di Dio è una dichiarazione di alleanza: Dio è alleato del bene, è alleato di chi fa il bene. Invoco la benedizione di Dio sugli uomini di scienza e sui ricercatori». E, dopo aver ricordato che la maggior parte delle persone fa fatica a seguire l’evoluzione delle notizie che riguardano la diffusione del virus, le indicazioni che riguardano i pericoli e i rimedi di fronte al contagio, Delpini assicura che «il Signore è alleato degli uomini di scienza che cercano il rimedio per sconfiggere il virus e il contagio. In momenti come questi si deve confermare un giusto apprezzamento per i ricercatori e per gli uomini e le donne che si dedicano alla ricerca dei rimedi e alla cura dei malati». Ma non tutte le difficoltà di questi giorni vanno lette in senso solo negativo. Anzi, la buona prassi cristiana di cogliere il bene dal male, suggerisce all’arcivescovo di Milano di cogliere lo spunto della sospensione dalle attività ordinarie «per giorni meno frenetici: per pregare, pensare, cercare forme di prossimità con i fratelli e le sorelle».

Questo, insomma, è il tempo in cui ci viene chiesto di vivere un po’ nel segreto il rapporto con il Signore ma, come ci ricorda anche il Papa nella sua lettera per la Quaresima, “è proprio nel cuore che Dio scava e si fa sentire”.

 

E’ il tempo in cui dobbiamo rinnovare quotidianamente una preghiera di vicinanza a quanti sono colpiti dal virus e ai loro familiari; una preghiera per medici e infermieri delle strutture sanitarie, chiamati ad affrontare in frontiera questa fase emergenziale; una preghiera per chi ha la responsabilità di adottare misure precauzionali e restrittive.

Ognuno di noi si impegni a fare la propria parte per ridurre smarrimenti e paure, che spingerebbero ad una sterile chiusura: questo è il tempo in cui ritrovare motivi di fiducia e di speranza, che consentano di affrontare e vincere insieme questa difficile situazione.

                                                                                                          A cura di Fulvio Pedretti

Una risposta a “LA RISPOSTA CRISTIANA AL CORONAVIRUS”

  1. Grazie vivissime per aver organizzato con cura
    e con molta attenzione questii momenti di preghiera, di riflessione e di meditazione in un momento così particolare della nostra vita.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Su questo sito web utilizziamo strumenti di prima o di terzi che memorizzano piccoli file ( cookie) sul dispositivo. I cookie sono normalmente utilizzati per consentire al sito di funzionare correttamente ( cookie tecnici), per generare rapporti sull’utilizzo della navigazione ( cookie statistici) e per pubblicizzare adeguatamente i nostri servizi / prodotti (cookie di profilazione). Possiamo utilizzare direttamente i cookie tecnici, ma [tu] hai il diritto di scegliere se abilitare o meno i cookie statistici e di profilazione . Abilitando questi cookie, ci aiuti a offrirti un’esperienza migliore . Cookie policy